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| CITAZIONE (Alfordino @ 22/11/2009, 07:49) Perchè su Skele abbiamo un pò "aggredito" l'Ambizioso" ci abbiamo fatto uno striscione ed io alzandomi in piedi l'ho applaudito (lo striscione), spellandomi le mani. Bisogna essere onesti, nel riconoscere che (forse) stò Skele potrebbe essere un giocatoredelkaiser ..... Le sentenze le lasciamo ai posteri ...... Un attimo, la protesta non è certo nata per il valore del giocatore, il 99,99% del pubblico non sa neanche chi cazzo è Skele, la protesta è nata perchè dopo l'affair-Skele il vaso era colmo e non se ne poteva più dei comportamenti del Velluccio, ma non credo fosse difficile da capire.  CITAZIONE Non tutte le storie finiscono bene. Sono difficili da scrivere. Siamo troppo spesso così banali e stupidi.
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Greg era nato a Worcester, Massachusetts. Tifava per i Red Sox e voleva, come tutti i bimbi, diventare un giocatore di baseball. A sei anni giocava a baseball nella Little League. A diciassette giocava per i Pioneers della St. John’s High School di Shrewsbury. A ventidue lanciava per la Northeastern University. Un metro e ottantotto, ottantasei chili, mancino.
E nel giugno del 1999 il grande sogno si era incredibilmente realizzato. Era stato scelto al quinto giro del draft dai Boston Red Sox. In un draft non troppo buono per Boston (solo Casey Fossum e – recentemente - Dan Giese hanno fatto qualcosa nelle leghe maggiori) Greg era diventato il prospetto più interessante. Nel 2001 passa da Sarasota (classe A) a Trenton (AA). Finisce la stagione con 12-6, 139.1IP, 3.49 ERA, 122 SO.
Nel 2001 vince il premio di Minor League Pitcher of the Year per i Red Sox. Nel 2004 lo stesso premio viene vinto da un altro mancino che ha lanciato per i Gulf Coast Red Sox, il suo nome Jon Lester. E nel 2004 con quei Red Sox sta lanciando anche Greg. I conti non tornano. Avrebbe dovuto essere in AA, forse anche in AAA nel 2002, in AAA nel 2003, forse già a Boston in settembre. Magari nel roster dei 25 nel 2004.
Ma una mattina ti svegli e senti che c’è un rigonfiamento. Ti tocchi l’inguine e c’è qualcosa che non c’era il giorno prima. Nel 1996, nell’anno da freshman a NE, c’era stato un tumore, rimosso, curato, guarito. I Red Sox lo avevano scelto senza paura tre anni dopo. Greg era sano.
Nel 2002 e nel 2003 problemi alla spalla ed al braccio gli impediscono di lanciare. Solo due partite vinte per i SeaDogs nel 2003.
Ma nel frattempo ritorna anche il tumore. Cinque noduli vengono rimossi dall’inguine. Ma i test sono negativi. I noduli non sono maligni.
Nel 2004 ritorna a Portland (AA) e lancia 18 inning.
Allo spring training del 2005 è finalmente sano. Nuovamente sano. Ma i Red Sox decidono di tagliarlo. Non è una scelta facile. Resta senza squadra.
Ma Greg trova un’altra strada. Rich Gedman e Bob Ojeda lo scelgono per i Worcester Tornadoes della Can Am League, lega indipendente. A metà luglio 2006 Greg ha una striscia di 35 inning ed un terzo senza concedere punti, la sua ERA è 0.86. Sarà anche una lega indipendente ma i suoi numeri sono fenomenali. Intanto completa gli studi di ingegneria, si laurea e lavora anche come ingegnere, visto che gli stipendi delle leghe indipendenti sono…anzi, forse non ci sono neppure.
Numeri.
Altri numeri.
Sta guidando per andare a giocare, oggi lancia Greg. C’è un doubleheader da 7 inning + 7 inning. Squilla il cellulare. Il numero è quello del Dana-Farber Institue (quello del Jimmy Fund fondato da Ted Williams). “I numeri non sono buoni. Vieni subito.” Lui continua a guidare fino al ballpark. Non parla alla squadra, ma solo ai due coach, e sale sul monte. Lancia sei inning ed un terzo, no hitter going e quel cane di Wilton Veras trova il buco per la prima valida. Greg esce, prende l’auto e va in ospedale. Hanno trovato un tumore, questa volta maligno, nell’anca. Sta schiacciando il nervo sciatico. Ricomincia la chemioterapia.
Il 2 gennaio 2007 viene operato ed il tumore asportato. Il 9 gennaio viene operato di nuovo, per un altro tumore. Vede Lester lanciare nelle World Series ed esulta per lui. Nel maggio 2008 ci sono altri sei tumori. Tutti maligni.
A New York c’è un istituto, il Memorial Sloan-Kettering Cancer Center. Hanno una nuova cura che ha funzionato per cinque pazienti su sei. E’ davvero convinto che questa volta ce la faranno a guarirlo. La sua forza interiore è strepitosa.
"Some of the most humbling times is when I'm in the hospital and I see somebody else, and I think I wouldn't trade with them for all the money in the world. I don't have it that bad."
Ha già subito 16 o 17 operazioni. Anche lui ha perso il conto.
La terapia sperimentale incomincia.
Domani avrebbe compiuto 32 anni.
Venerdi notte Greg Montalbano è morto.
Una preghiera. Riposa in pace.
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